Riviste anni 60

"Il Musichiere è stata la prima rivista settimanale in Italia dedicata alla musica leggera ed è durata solo fino alla morte di Mario Riva. Ma non si può ritenere una pubblicazione rivolta ai giovani.
Il primo numero uscì l'8 gennaio 1959 e l'ultimo il 13 maggio 1965

Poco dopo è nata Tuttamusica, settimanale anch'essa, prima rivista musicale che si rivolgeva esclusivamente ai giovani, e parlava di Pavone, Celentano, Bobby Solo e simili.
Il primo numero uscì nel novembre 1962 e l'ultimo il 5 agosto del 1965

Poi sono nati i vari Ciao Amici, Big e in seguito tutti gli altri."

Ecco un elenco essenziale seguito da un estratto di un articolo che descrive tre delle riviste più importanti e il contesto in cui sono state pubblicate.

Le schede tecniche delle riviste Ciao amici, Big, Ciao Big, la serie Giovani e Ciao 2001 sono curate dal collezionista Fulvio Fiore

Ciao Amici
Periodicità:
mensile: da anno 1 n.1 dicembre 1963 a anno 3 n.7 luglio 1965
quindicinale (e poi quattordicinale): da anno 3 n.8 del 15 luglio 1965 a anno 4 n.6 del 20 marzo 1966
settimanale: da anno 4 n.6 del 20 marzo 1966 a anno 5 n.49 del 5 dicembre 1967 (gli ultimi 5 numeri sono stati pubblicati dopo la fusione con BIG e la nascita di Ciao Big, con limitatissima diffusione).

Questa è la prima rivista musicale giovanile. Il primo numero, datato “dicembre 1963”, è edito dalla società “Ciao Amici” s.r.l. con sede in via Borgogna n. 2, Milano ed ha come direttore responsabile Guido Castaldo.
L’idea editoriale venne pedissequamente attinta dalla rivista francese “Salut les Copains”, pubblicata l’anno precedente dalla Filippachi Editirice. Infatti Ciao Amici è la traduzione in italiano del titolo della testata transalpina che ebbe subito un enorme successo in Francia, tanto da raggiungere tirature di 1.000.000 di copie mensili.
Sino al numero 6 del giugno ’65, Ciao Amici ha uscite mensili, per poi diventare bisettimanale dal numero 7 del luglio ’65 sino al numero 5 del 07/03/66 quando poi assumerà la veste di settimanale sino alla definitiva chiusura della testata.
Dal numero 23 del 07/06/67 la rivista viene denominata “Ciao Amici Fab” ed, alla stessa, viene allegato un manifesto numerato sino al numero 38 del 19/09/67, per un totale di 16 posters staccabili, quindi dal numero 39 del 26/09/67 torna ad essere “Ciao Amici” sino al numero 44 del 31/10/67 allorché, la casa editrice Balsamo, subentrata alla Ciao Amici s.r.l., lascia la direzione della testata.
Vengono poi distribuiti da editore ignoto, con testata “Ciao Amici”, altri 5 numeri ma, con il numero 49 del 05/12/1967, anche queste pubblicazioni cessano e, quindi, questa è l’ultima uscita della prima rivista musicale giovanile italiana.

Le riviste pubblicate: anno 1963 – 1 numero; anno 1964 – 12 numeri; anno 1965 – 19 numeri; anno 1966 – 47 numeri; anno 1967 – 49 numeri.


BIG / Ciao Big
Periodicità:
settimanale
.

Il numero 1 della rivista, con sottotitolo “Il settimanale giovane”, reca la data del 11/06/1965 ed è pubblicato dalla Confeditorial s.p.a. Editrice, con sede in Roma, Via Giacinto Pezzana n. 88, direttore responsabile Igino Lazzari.
Rispetto a Ciao Amici, la nuova testata ha un’approccio giornalistico, diciamo più impegnato, con articoli di politica e critica sociale anche di pregevole fattura.
Big mantiene la stessa veste grafica sino al numero 44 del 01/11/67, quindi dal numero 45 del 10/11/67 sino al 52 del 29/12/67 viene pubblicata in formato rivista, tipo Ciao Amici ma, con il numero 1 del 05/01/68 assume un nuovo formato “tipo giornale” per 15 numeri sino all’uscita del 12/04/68.
Qui le cose, però, si fanno complicate: dopo il numero 11 del 15/03/68 Big cambia editore, il nuovo è le “Edizioni Italeuropa s.r.l.”, con sede in via di San Costanza n. 24, Roma e direttore resonsabile Virgilio Bugamelli. Alla testata si aggiunge un “Ciao” e, pertanto, la rivista diventa “Ciao Big”, assumendo però una doppia numerazione che ha reso oltremodo difficile l’individuazione delle singole uscite per tutto l’anno 1968. Infatti il numero 12 del 22/03/68 diventa anche il numero 1 della “nuova serie” e così sino al numero 15-4 nuova serie del 12/04/68 quando cambia direttore responsabile nella persona di Giorgio Cajati.
Con il numero 16-5 nuova serie del 17/04/68 Ciao Big cambia nuovamente formato, da “giornale” a “rivista”, sino al numero 30-19 nuova serie del 24/07/68.
Dal numero 31-20 nuova serie del 31/07/68 riduce ulteriormente le dimensioni della rivista che manterrà sino alla chiusura, con la nomina di un nuovo direttore responsabile nella persona di Gigi Movilia.
Con il numero 41-30 nuova serie del 09/10/68 terminerà definitivamente la doppia numerazione, proseguendo secondo lo schema della “nuova serie” giunta, come visto, al numero 30 per ulteriori 12 numeri, quindi sino al numero 41 del 27/12/68 e completando, così, le 52 pubblicazioni annuali.
Da questo numero editore diventa la Fratelli Fabbri s.a.s. con sede in Milano, via Cerva n. 4.
Il segreto, comunque, per non perdere la bussola per l’anno 1968 è quello di fare esclusivamente riferimento alle date di uscita della rivista e non alla numerazione.
Ciao Big, nella nuova veste grafica, chiude I battenti con il numero 3 del 17 gennaio 1969 ("Mi ricordo ancora la telefonata di Sergio Modugno che mi dice l'intenzione della Tattilo a fermare la pubblicazione di Ciao Big per concentrarsi su MEN e PLAYMEN.... "Ci hanno uccisi!" mi disse Sergio. Allora Piero Vivarelli, Fabrizio Zampa e Leoncarlo Settimelli e Paola Dessy erano grandi collaboratori......" Armando Gallo)

Le riviste pubblicate: anno 1965 - 30 numeri; anno 1966 – 52 numeri; anno 1967 - 52 numeri; anno 1968 – 52 numeri; anno 1969 – 3 numeri.

Ciao Big
Periodicità: settimanale
Questa rivista nata dalla fusione delle due testate sopra elencate arrivò in edicola col suo primo numero il 10 novembre del 1967 e terminò il 17 gennaio 1969. ("Mi ricordo ancora la telefonata di Sergio Modugno che mi dice l'intenzione della Tattilo a fermare la pubblicazione di Ciao Big per concentrarsi su MEN e PLAYMEN.... "Ci hanno uccisi!" mi disse Sergio. Allora Piero Vivarelli, Fabrizio Zampa e Leoncarlo Settimelli e Paola Dessy erano grandi collaboratori......" Armando Gallo)
La settimana successiva si trasformerà in Ciao 2001 (il primo numero è del 26 gennaio 1969)

MARIE CLAIRE GIOVANISSIMA – GIOVANI – QUI GIOVANI
Periodicità: Settimanale

Nata da una costola della edizione italiana della rivista di moda “Marie Claire”, è edita dalla Aldo Palazzi Editore con sede a Milano in via Zuretti n. 34, direttore responsabile Enrico Gramigna, “Marie Claire Giovanissima” altro non era, per i primi 8 numeri, che un librettino di 8 pagine inserito, appunto, nella rivista di moda, di formato rettangolare di cm. 26X14.
Ma, con il numero 9 del 26/02/66, uscito nelle edicole venerdì 18/02/66, assumeva la veste di rivista settimanale dal titolo “Marie Claire Giovanissima”. Allegato alla pubblicazione un manifesto di cm. 50X70 “double face” contenente, da una parte la foto a colori di un cantante o attore e, dall’altra, la storia fotografica dell’artista con immagini in bianco e nero.
Dal numero 11 del 12/03/66 la rivista assume il titolo di “Marie Claire Giovani”, perdendo definitivamente il logo “Marie Claire” con il numero 16 del 16/04/66.
Di livello giornalistico inferiore, per contenuti, a Ciao Amici e Big, si distingue però dalle altre riviste per la bellissima prima serie di 83 manifesti apparsi nel periodo 26/03/66 (numero 9) – 21/09/67 (numero 37) e per la prima serie di francobolli (36 uscite) apparsi dal numero 7 del 16/02/67 al numero 42 del 19/10/67, oltre che per le foto autoadesive (dal numero 43 del 26/10/67 al numero 50 del 14/12/67) e dalle innumerevoli offerte (foto, ciondoli e merchandising vario) che Giovani offriva settimanalmente, su richiesta, ai propri lettori.
Giovani ha mantenuto la stessa veste grafica sino al numero 9 del 26/02/70 quando cambiava formato e titolo della rivista in “Qui Giovani” dal numero 10 del 05/03/70 sino alla sua chiusura che avveniva con il numero 19 del 08/05/74.

Le riviste pubblicate: anno 1966 – 45 numeri; anno 1967 – 52 numeri; anno 1968 – 52 numeri; anno 1969 – 52 numeri; anno 1970 – 53 numeri; anno 1971 – 52 numeri; anno 1972 – 52 numeri; anno 1973 – 46 numeri; anno 1974 – 19 numeri.

CIAO 2001

Ultima arrivata, sul finire degli anni ’60, Ciao 2001 sarà la più longeva rivista musicale del settore, cessando le proprie pubblicazioni agli inizi degli anni ’90, dopo oltre 25 anni di attività e con ben 1.200 numeri all’attivo.
Rivista delle Edizioni Libri e Giornali di Attualità s.r.l., con sede in Roma, via Cavour n. 261, direttore responsabile Rosario Pacini, viene immessa nel circuito delle edicole con il numero 1 del 26/01/69.
Rispetto alle altre riviste del settore, anche per motivi di collocazione storica, in Italia siamo nel periodo post contestazione sessantottina ed in prossimità dell’autunno caldo operaio del 1969, la testata ha inizialmente un taglio molto politico ed è orientata, redazionalmente, più  verso la moda ed il cinema che non per la musica.
Contrariamente a quanto pensano in molti, Ciao 2001 non ha nulla a che vedere con la moribonda “Ciao Big” che, come abbiamo visto, cesserà le proprie pubblicazioni in concomitanza con l’uscita del primo numero della rivista e, questo, molto probabilmente, può aver generato l’equivoco.
Come detto, è solo verso la fine del 1969 che Ciao 2001 virerà decisamente verso l’argomento musica, non abbandonando comunque l’approdo iniziale di genere culturale/sociale.
Ciao 2001, comunque, è da considerarsi una rivista più orientata, per collocazione storica, verso gli anni ’70, periodo di suo maggior successo quando le tirature raggiunsero le centinaia di migliaia di copie e, quindi, per la presente ricostruzione storica, è di relativa importanza.
Scriveranno per la testata grandi giornalisti musicali quail Enzo Caffarelli, Maurizio Baiata, Dario Salvatori e sarà anche la culla musicale del programma televisivo di successo della metà degli anni ’70 “L’altra  Domenica” di Renzo Arbore tramite i collaboratori Michael Pergolani e Armando Gallo.
La rivista chiuderà I battenti con il numero 49/50 (anno XXV° - numero 1.202) uscito, probabilmente, nel gennaio 1994, salvo un ulteriore tentativo effimero di rinascita negli anni 1999/2000 con una dozzina di numeri non più settimanali ma mensili.

Le riviste pubblicate: anni 1969/1994 – 1.202 numeri.

Il Nuovo Canzoniere Italiano. Contemporaneamente ai periodici sopracitati, viene pubblicata questa rivista con periodicità ed editore variabile (Edizioni Avanti per i primi 4 numeri, Edizioni del Gallo fino al numero 9/10). Una pubblicazione di ricerca socio-politica sulla musica popolare, della quale escono 10 numeri fino al novembre 1968 costituenti quella che possiamo definire la prima serie della rivista. La serie successiva riparte con il numero 1 nel novembre-dicembre 1970 e ne vengono pubblicati solo due numeri, editi entrambi dalle Edizioni del Gallo con Sapere edizioni. Della terza serie usciranno 4 fascicoli dall'aprile 1975 al marzo 1977 per le Edizioni Bella Ciao s.r.l..

Di seguito è riportata l'introduzione contenuta sul primo numero pubblicato nel luglio 1962.

Un canzoniere

In questi ultimi anni anche nel nostro paese, sotto lo stimolo di alcuni studi critici recenti e di un più vasto movimento d'interesse, si e' venuta sviluppando un'attenzione specifica per problemi della musica popolare Intesa secondo concetti e metodologie moderne e aggiornate. In un simile promettente fervore ha trovato posto, in posizione non secondaria. anche la ricerca e lo studio di quel materiale musicale, popolare e popolaresco, che ha contenuto e Indirizzo sociale che cioe' testimonia, in termini più o meno espliciti e consapevoli, delle vicende politiche, in senso lato, del nostro paese, viste non più in una prospettiva ufficiale e borghese, ma a livello popolare. Dopo aver sentito ripetere, per anni, che la nostra tradizione non poteva offrire che modesti documenti di carattere politico-sociale e dopo aver invano consultato le vecchie raccolte di canti e i vecchi studi elaborati dalle scuole romantica e positivistica, alcuni giovani ricercatori hanno intrapreso un'opera di ricognizione che, In bre ve, ha dato frutti inattesi. Nel corso di poche campagne di ricerca sono già venute alla luce parecchie decine di canti di varia epoca, di vario carattere e, soprattutto, di vario significato (e valore), ma tutti altamente caratteristici di una situazione culturale e quindi di un clima storico. Molti di questi canti hanno un prevalente valore documentario, ma non mancano testi e musiche di più preciso interesse poetico e musicale, pagine non Indegne di figurare accanto agli esempi più belli e intensi dei generi non politici. E' chiaro che un'opera di questo genere presuppone una visione rinnovata del concetto di folklore e ha bisogno di una precisa guida metodologica e ideologica, in quanto i vecchi schemi della disciplina folkloristica dimostrano facilmente, a contatto con una realtá più complessa, più articolata, più contaminata, la loro scarsa efficacia. Per procedere lungo questa strada di raccolta e di studio è allora indispensabile, un'ipotesi di lavoro che chiarisca alla luce dell'esperienza culturale-politica e delle risultanze pratiche, una serie di presupposti d'opinione di metodo e ciò al fine di evitare i pericolosi equivoci insiti in un lavoro esplorativo che si svolge sul terreno quasi ignoto del popolare-popolaresco. Una tale ipotesi di lavoro ha, ovviamente, bisogno di un continuo Impegno di riscontro, sul testi e sui modelli e nessuno di noi può ancora riconoscere, nei risultati, un'elaborazione ideologica conclusa e quindi sicura. Tuttavia, quanto già raggiunto, sia nel campo pratico che in quello teorico, consente una prosecuzione non incerta del lavoro, anche se vari punti attendono ancora una chiarificazione che potrà soltanto venire da una comparazione più ampia di documenti.

Lo scopo di questo Nuovo canzoniere Italiano non è però quello di sviluppare in termini scientifici lo studio del materiale polìtico-sociale della nostra consuetudine popolare e popolaresca (una simile distinzione è quanto mai necessaria in questo campo di ricerche che proprio sul confine non sempre definito dei due generi si muove e opera), ma di avviare, a lato di una saggistica specifica riservata a sedi più opportune, una nuova misura dell'interesse della cultura italíana per i documenti e i problemi di quei dati della cultura non ufficiale (nel nostro caso canzoni) che testimoniano la protesta politica e sociale In prospettiva storica e nello stato attuale.
Accanto a testi raccolti nel nostro paese, il Canzoniere pubblicherà documenti politico-sociali di altre nazioni e altri continenti, secondo suggerimenti di attualità e riferirà anche sul lavoro creativo, in Italia e fuori d'Italia di quegli autori e di quei cantanti che si dedicheranno a creare, su temi vecchi e nuovi, canzoni che al filone del documento politico s'indirizzano. Da tutto ciò dovrebbe uscire, è nostra speranza, un quadro quanto mai ampio e suggestivo, magari con intenzioni, qualche volta, di esplicita provocazione.

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Di seguito propongo la versione quasi integrale dell'articolo di Diego Giachetti dal titolo Tre riviste per i "ragazzi tristi" degli anni sessanta, tratto dalla rivista "L'impegno" (a. XXII, n. 2, dicembre 2002 © Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli)

(...) "Ciao Amici", "Big" e "Giovani" (...) erano riviste a larga tiratura, fatte per un pubblico giovanile, ben diffuse sul territorio nazionale, lette e commentate da un pubblico indistinto ma numeroso; erano riviste interattive, si direbbe oggi, perché i giovani lettori scrivevano lettere che erano regolarmente pubblicate e che rappresentano una fonte primaria per "sentire" quale fosse la coscienza generazionale che questi giovani cominciavano a maturare, il grado del loro distacco dagli adulti e della loro critica, ancora "epidermica" e non politica, alla società. (...)

"Ciao Amici"
La prima rivista per i giovani che comparve nelle edicole nel dicembre del 1963 fu "Ciao Amici". Concepita per rivolgersi direttamente al nuovo pubblico giovanile, era scritta e pubblicata apposta per i giovani, i quali stavano diventando i nuovi protagonisti dell'estate e delle vacanze: "I protagonisti di questa estate siamo noi" - si poteva leggere nell'editoriale del numero dell'agosto 1964. "Mai visti tanti dischi per l'estate (rivolti a noi), tanti capi di vestiario (rivolti a noi), tante bibite (che fanno pubblicità per noi), gelati, ecc... Si stanno accorgendo di noi, ci stanno scoprendo: in America, in Inghilterra, in Francia, la cosiddetta industria dei 'teen-ager' è in costante espansione [...] Qui in Italia è un'industria che sta nascendo lentamente, con il solito ritardo". Un'industria nascente che si apprestava a sfruttare le potenzialità di un nuovo mercato, quello rappresentato dalla domanda di beni di consumo da parte dei giovani. I dati di un'inchiesta1, ripresi dalla rivista, indicavano che nelle tasche di 6.600.000 giovani italiani circolavano 250 miliardi di lire. Tolti 50 miliardi che mettevano da parte per comprare vespe e lambrette, gli altri 200 erano spesi annualmente nel seguente modo: per la musica 23,5 miliardi (12 per l'acquisto di 15 milioni di dischi, 5 per i giradischi, 6,5 per gettonare le canzoni nei juke box); consumi voluttuari (bibite, dolciumi, sigarette) 50 miliardi; cura della persona (abbigliamento, cosmetici, acconciature) 25 miliardi; mezzi di trasporto (motorette, biciclette, automobili) 22 miliardi; cultura, informazione e svago (libri, quotidiani, riviste illustrate, fumetti) 20,5 miliardi; spettacoli sportivi e cinematografici 21 miliardi; altre spese 38 miliardi. Un'altra inchiesta, svolta in redazione tra una ventina di giovani, si riprometteva di definire le caratteristiche del loro mondo ideale. Esso doveva basarsi su un'eguaglianza assoluta tra ragazzi e ragazze, sull'assenza di leggi, tranne quella dell'amore. Dovevano essere previste punizioni per l'ipocrisia e la slealtà. Il lavoro non doveva essere vincolato a "costrizioni d'orario" e per i lavori più faticosi dovevano essere previsti orari più leggeri. Tra le innovazioni rivoluzionarie da introdurre nel nuovo mondo vi era la completa uguaglianza razziale e quella dei diritti. Andava abolita l'abitudine di pontificare i pasti ("ognuno mangia se e quando ne ha voglia"), gli "auguri di Natale e lo champagne a capodanno", l'anello di fidanzamento, la tombola e i pacchi dono a Natale; insomma, concludevano, "tutte le sacre tradizioni". Per ora, però, aveva stabilito la rivista in una precedente inchiesta veloce tra i giovani, non si parlava di politica, "se mai solo tra qualche anno"2, anche se era costretta ogni tanto a fare i conti con la guerra nel Vietnam e in diverse note editoriali traspariva la sua simpatia per la socialdemocrazia europea e italiana. Nell'aprile del 1966 aveva esaltato l'affermazione elettorale dei laburisti inglesi, un partito giudicato molto simile e vicino ai nostri Psdi e Psi, di cui auspicava con favore l'unificazione, in nome del progresso dei lavoratori, della giustizia sociale e della pacifica convivenza fra stati. L'inasprirsi della guerra nel Vietnam costringeva la rivista a prendere posizione contro tutte le guerre in nome di una rivolta giovanile e generazionale, facendo proprio lo slogan di provenienza americana "fate l'amore non fate la guerra". Dopo aver precisato per l'ennesima volta, e in una forma ormai quasi ossessiva, che non intendevano "fare della politica", rivendicavano il diritto di dire: "[...] ne abbiamo abbastanza [...] siamo la prima generazione nata fuori dal vaso. La goccia famosa. [...] Ci sono ragazzi [...] che devono piantare studi e famiglia per andare a combattere per qualcosa che non li riguarda, a uccidere gente che non hanno mai conosciuto [...] Adottiamolo anche noi il motto che circola in questi giorni e che la libreria Feltrinelli sta diffondendo: Facciamo l'amore non la guerra"3.

"Big"
Nell'ottobre del 1967 l'esperienza della rivista si concludeva bruscamente perché la società editrice che la finanziava abbandonava la direzione aziendale per finanziare "Big". "Big", infatti, era il titolo del "settimanale giovane" il cui primo numero era comparso nelle edicole nel giugno del 1965. La rivista puntava sui giovani, su "quello stato di grazia che si chiama giovinezza" e che "oggi dura molto più a lungo di una volta", per farsi interprete non della spensieratezza e della superficialità del vivere giovanile, ma della "solitudine" dei giovani, per provare a comprendere perché tali stati d'animo si trasformavano "all'improvviso in travolgenti sfrenatezze", per dire che era lontano dal loro modo di vivere e di pensare "la serenità e la letizia"; la giovinezza non era l'età più felice dell'esistenza umana, come affermavano bonariamente gli adulti: "è l'età colma dei timori, delle meraviglie, dello scontro con le cose sgradevoli della vita"4. Sulla stessa onda anche Rita Pavone, la quale sosteneva che l'emancipazione giovanile era solo agli inizi e che molte battaglie erano ancora da fare per ottenere che la maggiore età fosse abbassata a diciotto anni e non più a ventuno e con essa anche il diritto di voto per i giovani diciottenni: "se è ammesso che possiamo lavorare a diciotto anni, perché non possiamo votare a diciotto anni?". Per poter uscire da soli, senza essere accompagnati dai genitori, dai nonni, dagli zii, per poter scegliere i propri amici, per potersi vestire come piaceva. Si lamentava poi che tanti, troppi, parlavano dei giovani, senza lasciare la parola ai giovani e faceva l'esempio delle trasmissioni radiofoniche chiedendosi: "Perché non possiamo avere trasmissioni tutte per noi?" E concludeva con rabbia amara: "[...] questo non è ancora il mondo dei giovani, è il mondo dei genitori e dei nonni. Se mai, l'unico fatto nuovo è che noi, oggi come oggi, abbiamo voglia di farci sentire, di parlare, di discutere, di gridare i nostri problemi"5. La rivista conosceva un grande successo di pubblico, la sua tiratura media si attestava sulle quattrocento-cinquecentomila copie, con una resa che non superava il 15 per cento. Organizzava raduni musicali giovanili a Bologna, Roma, Napoli, Torino, Genova e in altre città che riscuotevano un notevole successo di pubblico giovane. Intanto la rivista si andava organizzando sul territorio con la creazione di veri e propri fan clubs e un Congresso nazionale di "Big" che si tenne a Roma il 24 e 25 settembre ed elesse novantadue segretari provinciali, diciannove regionali e un consiglio nazionale dei supporters di "Big". L'intenzione era quella di creare in ogni provincia un centro di raduno dei supporters con discoteca, centro di ascolto delle novità discografiche, centro studi, juke box e diffusione di materiale e riviste giovanili: "[...] dobbiamo essere organizzati [...] finirà l'isolamento dei giovani [...] abbiamo diritto al peso che ci meritiamo. Conoscerci, usare dei luoghi d'incontro dove i ragazzi possano discutere i loro problemi"6. Di politica, per il momento, era meglio non parlare. Ad una giovane lettrice di Siracusa che si diceva esperta di Gene Pitney e Adriano Celentano, ma ignorante in fatto di politica, e chiedeva quindi lumi, anche perché di lì a poco avrebbe dovuto votare, il direttore rispondeva testualmente: "[...] bellissimo questo argomento [...] ma l'editore, pena la testa, ci ha diffidati ad usare anche la sola parola 'politica'..."7. Un "rifiuto" della politica che sfociava in una vera e propria presa di distanza critica da essa e dai partiti in occasione delle elezioni amministrative del 1966. In questo caso l'editoriale di "Big" entrava nel merito di come votare affermando: "[...] evitate con cura quei partiti i quali dimostrano di tenere in scarsa considerazione la libertà. [Non votate] quei partiti che si sono schierati contro i giovani e la mentalità giovanile. Tenete sempre presente che gli unici autentici esempi di civiltà e di democrazia ci vengono dalla Gran Bretagna e da alcuni paesi del Nord Europa.[...] Non siamo per il centro sinistra. [Non abbiamo capito] se questo centro sinistra è di centro, di sinistra o, addirittura, di estrema destra"8. La guerra del Vietnam indignava molti lettori che scrivevano lettere di protesta, invitando anche la rivista a prendere posizioni più nette e critiche nei confronti del governo americano. Appelli a cui "Big" non era insensibile, e così il 3 maggio 1967 in un editoriale si affermava perentoriamente "c'è la guerra nel Vietnam", non si poteva più restare indifferenti, né lasciare che il tema fosse trattato solo dagli "autori di canzonette che ne traggono rime dai facili guadagni". Nell'agosto del 1967 si realizzava la fusione tra "Big" e "Ciao Amici" e nel novembre usciva la nuova testata frutto dell'unificazione, che si chiamava appunto "Ciao Big". Una sistemazione alquanto provvisoria; dal gennaio 1968 (1969, un piccolo refuso, ndc.) infatti la testata cambiava ancora e diventava "Ciao 2001". Iniziava, sia nel formato sia nei contenuti, una nuova serie della rivista. In un contesto in cui la dimensione dell'impegno politico e culturale pervadeva ormai il mondo giovanile, sulle pagine della rivista diminuivano gli articoli d'inchiesta sui giovani e sui fatti di costume, mentre aumentava lo spazio dato ai servizi sui cantanti e sui complessi italiani e stranieri; veniva meno, però, il tentativo di leggere la musica leggera come fenomeno legato all'insorgenza della protesta giovanile.

"Giovani"
All'inizio del 1966 la rivista "Marie Claire" pubblicava due numeri speciali intitolati "Giovanissimi". Visto il successo dell'iniziativa "Marie Claire" era soppressa e sostituita da una nuova testata, "Giovani" il cui primo numero compariva nelle edicole nel marzo del 1966. Anche "Giovani" si rivolgeva ad un pubblico prettamente giovanile che sempre più, a differenza di una volta - scriveva in un editoriale Claudia Cardinale - nel campo dei costumi e dei gusti aveva raggiunto un "comune denominatore", grazie al contributo "della canzone moderna" che "univa i giovani di tutto il mondo"9. Nel maggio del 1966 il club giovani legato alla rivista dichiarava già diecimila tesserati; un anno dopo erano ventimila. Comuni alle tre riviste molti degli argomenti trattati: riforma della scuola superiore, dei suoi programmi antiquati; settimana scolastica corta con sabato libero e niente compiti per il lunedì; introduzione dell'educazione sessuale nella scuola; divorzio, libertà sessuale, verginità, fedeltà matrimoniale, flirt, scappatelle; obiezione di coscienza; libertà di scelta nel campo delle amicizie giovanili e del matrimonio; richiesta di abbassare la maggiore età ai diciotto anni; derisione del conformismo, dell'ipocrisia e del falso perbenismo degli adulti; attenzione alle mode culturali, di costume e musicali inglesi, americane; reportage sulla nascita dei movimenti giovanili in altri paesi europei (hippies, provos); attenzione all'evoluzione musicale nel nostro paese con particolare riferimento alla musica beat e al dibattito tra Linea Gialla e Linea Verde; attenzione alle forme di protesta e di rivolta di costume italiane: musica, luoghi di ritrovo giovanile, minigonna, capelloni; ampio spazio alle lettere dei giovani lettori, che esprimevano il loro malcontento, la loro insofferenza verso il perbenismo e la morale corrente; lunghissimi dibattiti sui capelloni, sui difficili rapporti con gli adulti e con i genitori, sulle fughe da casa.

Note

1 F. P. Conte (a cura di), Un mucchio di quattrini, in "Ciao Amici", n. 9, 1 agosto 1965.
2 Cfr. rispettivamente le due inchieste a cura di A. M. Mori, Il mondo ideale, in "Ciao Amici, n. 3, marzo 1965 e Politica, ne parleremo tra qualche anno, in "Ciao Amici", n. 9, settembre 1964.
3 Facciamo l'amore non la guerra, in "Ciao Amici", n. 40, 2 novembre 1966.
4 Cfr. Agli amici, ai lettori, e Meti, La busta rosa, la busta azzurra, entrambi in "Big", n. 1, 11 giugno 1965.
5 Rita Pavone, Non è vero che il mondo è dei giovani, ivi.
6 Serrare le fila, in "Big", n. 36, 7 settembre 1966. Al congresso nazionale partecipavano l'Equipe 84, i Rokes, Little Tony, i Corvi, Nico Fidenco, i Rokketti, i Giganti, Ricky Shayne, i Monaci. I dati relativi alla diffusione della rivista sono tratti da Gianni Borgna, Il tempo della musica, Bari, Laterza, 1983, p. 82.
7 La lettera e la risposta sono in "Big", n. 11, 20 agosto 1965.
8 Votare, oh, oh, in "Big", n. 24, 15 giugno 1966.
9 Claudia Cardinale, Claudia vi dice, in "Giovani", n. 12, 19 marzo 1966.

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