Baraghini

contro
Stampa Alternativa

 

"Papa' non si tocca" *

Si è mossa anche la Federazione nazionale della stampa. Indignata per la sentenza che ha condannato il giornalista Marcello Baraghini a un anno e sei mesi (il massimo della richiesta dal pubblico ministero) per aver sottoscritto il libro rContro la famiglia, un manuale che spiega ai giovani come difendersi da genitori che abusino della loro autorità, ha deciso di intervenire duramente.Sono trent'anni che aspettiamo l'abrogazione dei regolamenti fascisti”, denuncia Alessandro Curzi della giunta esecutiva della federazione. “Il caso di Baraghini, il primo giornalista che arriva alle soglie della galera, fa finalmente esplodere il problema, e noi lo facciamo nostro: se entro giugno il parlamento non eliminera le norme sui reati d'opinione, promuoveremo un referendum popolare di abrogazione, che si terra nel '77”.

Trentacinque anni, ex-redattore del Manifesto ed ex-segretario del Movimento dei giornalisti democratici, fondatore, nel '72, di Stampa alternativa (agenzia di controinformazione e punto di riferimento per tutti i giovani che abbiano bisogno di assistenza tecnica e legale di qualunque natura), Baraghini ha da sempre scelto una linea precisa d'impegno: l'alternativa al regime. Ha prestato la sua firma di direttore a centinaia di pubblicazioni della sinistra extraparlamentare, autonome, alternative e di base (anche a qualche foglio pornografico, per protestare contro it reato di opinione per oscenità), che non trovavano un professionisto disposto a firmare la loro testata.

E' diventato, per il sistema, un personaggio scomodo. Risultato: 144 incriminazioni, 5 processi, 3 condanne gia passate in giudicato, il rischio ormai vicinissimo di finire in galera. Per questo motivo adesso e latitante, “per poter continuare, nella clandestinita, a fare cose "illegali" come garantire la liberta di stampa”. A Marcello Baraghini Panorama ha posto alcune domande sulla sua esperienza e i suoi progetti.

Domanda.
Cosa è Stampa alternativa, e perche e nata?
Risposta. Stampa alternativa e nata nel '72 con due scopi precisi: far circolare informazioni alternative all'interno del movimento rivoluzionario-radicale e, soprattutto, garantire la liberta di stampa a chiunque ne avesse bisogno, fornendo tutti i servizi indispensabili, dall'uso della tipografia alla distribuzione, alla firma del direttore responsabile. Questo significa servire veramente da collegamento per tutte le minoranze, politiche e no, per i gruppi della sinistra rivoluzionaria, i proletari in divisa, i radicali, le femministe, i “diversi”, gli omosessuali.
D. E' per questo che siete “scomodi” per il potere?
R. Certo: molto scomodi. Si sono accorti che il nostro lavoro, assolutamente legale, è pericoloso, soprattutto perche, al di la delle teorie, noi forniamo alle forze dissenzienti strumenti concreti per esprimersi e agire. Figuriamoci poi quando ci siamo messi a dire ai ragazzini che non sono obbligati a subire qualunque angheria dei genitori, e che difendersi e un loro preciso diritto.
D. Chi ha denunciato Contro la famiglia per istigazione a delinquere e oscenita?
R. Un giovane e noto neofascista, Marcello Clarke, amico del picchiatore Duilio Marchesini. Ma denuncia e condanna del libro sono comunque solo pretesti. Lo scopo vero è quello di continuare a perseguitare non me, ma il tipo di lavoro che Stampa alternativa sta svolgendo da più di quattro anni.
D. In che modo vi hanno messo i bastoni fra le ruote?
R. In tutti i modi possibili. Mi hanno accusato dei reati d'opinione più incredibili, mi hanno privato dei diritti politici. E una vera e propria “messa fuori legge strisciante”, ma non per questo meno efficace. Sanno che la nostra organizzazione e autogestita e che non ha nessuno alle spalle, ci provocano continuamente: fino a quattro citazioni al giorno, perquisizioni, avvertimenti. Il costo di tutto questo e elevatissimo: una volta ho perso un processo perché non avevo i soldi per fotocopiarmi tuti gli atti. Anche la latitanza costa, e loro lo sanno: è il loro modo di ricattarmi, per mettermi a tacere.
D. Cosa farete, per reagire?
R. Innanzi tutto non mi farò mettere in prigione, per non lasciar cadere l'iniziativa delle firme. Continuerò a garantire l'uscita di tutte le pubblicazioni che mettono in discussione i falsi valori del sistema in cui viviamo. Il vero problema, in questo momento, è la mancanza di soldi. Per un po' abbiamo temuto il peggio, ma la risposta compatta alle nostre paure ce l'hanno data i compagni che da tutta Italia ci stanno testimoniando concretamente la loro solidarieta.


* Articolo/intervista a cura di  Gisella Pandolfi tratto dalla rivista Panorama del 20 aprile 1976